Novanta si chiama così

Negli anni Novanta Layne Staley era ancora vivo, Mark Kozelek metteva in scena il suo dramma intimista chiamato Red House Painters, Billy Corgan sognava un rock migliore, i My Bloody Valentine davano un senso al caos e i Mogwai cominciavano una storia fantastica di arpeggi e crescendo. Negli anni Novanta c’erano le torri gemelle, le notti magiche, tangentopoli, le stragi di mafia, il centrodestra di Berlusconi e il centrosinistra di Prodi, la lira ipersvalutata, il petrolio a dieci dollari il barile.

Negli anni Novanta Angelo Badalamenti compose la più bella colonna sonora di sempre, mentre il grande Lance Henriksen ebbe finalmente un ruolo di primo piano con Millennium.

Negli anni Novanta si pensava un Duemila fatto di auto volanti, teletrasporto, viaggi spaziali e guerre solo stellari.

Ecco perché Novanta si chiama Novanta. Una sorta di commento musicale al rallentatore per ricordare i tempi che furono e per raccontare lo stato d’animo di chi si aspettava un ventunesimo secolo dalle tinte differenti.

Non a caso, novanta è anche il numero che rappresenta la paura.

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